Un po’ di tempo fa, in questo articolo, ho descritto come ormai l’impiego dei finali in classe G (o H modulata) in campo Hi-Fi possa considerarsi una soluzione adeguata anche considerando le performance, oltre che dal punto di vista dell’efficienza, sia come risparmio di corrente assorbita che come risparmio nella potenza dissipata e quindi calore generato. I moderni componenti disponibili e alcuni accorgimenti tecnici rendono lo switch tra una tensione e l’altra praticamente inavvertibile sulla forma d’onda anche alle frequenze più elevate; mi preme ricordare che in base alle specifiche IEC, per quanto riguarda un programma musicale, oltre i 5Khz rimane circa il 4,5% della potenza

distribuzione potenza

quindi risulterà molto difficile per un amplificatore in classe G che opera su tutta la banda utilizzare la tensione di alimentazione più alta, quindi l’eventuale problema di “glitches” presenti sulla forma d’onda non si pone.

Detto questo sfruttando le publicazioni di Douglas Self e curiosando tra alcuni schemi di finali professionale reperibili in rete, ho disegnato un piccolo finale in classe G, che avevo inizialmente previsto di utilizzare nel mio impianto HT, indeciso tra 5 componenti mono oppure un modulo a 5 canali, ma che non sono ancora riuscito a realizzare.

Di seguito lo schema, così come è stato inserito in LTSpice per la simulazione

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Si tratta di una classica configurazione “mirror” con doppio differenziale d’ingresso e doppio amplificatore in tensione (VAS) in configurazione emitter follower; anche lo stadio d’uscita è un tipico emitter-follower. Quindi di base abbiamo di fronte uno schema abbastanza standard e collaudato, ma che è in grado di fornire ottime performance dal punto di vista della distorsione. Le due tensioni di alimentazione sono 22/44 ma ci si può tranquillamente spingere fino a 25/50 senza pregiudicare il funzionamento su 2Ohm, se  per caso si pensa di usare questo carico.

il differenziale di ingresso usa la coppia 2N5401/2N5550, cosi come il primo transistor del VAS, ma si possono usare indifferentemente anche gli MPS06/MPSA56 o altri dalla piedinatura identica; per lo specchio di corrente (current mirror) ho usato i BC547B/BC557B, tenete solo presente che cambiando transistor cambia la tensione VBE e quindi di conseguenza la corrente che scorrerà nel VAS, per cui sarà necessario modificare il valori di alcune resistenze. Ricordatevi che i transistor BC hanno la piedinatura invertita rispetto agli MPSA e 2N…

Per quanto riguarda la corrente di lavoro lo stadio di ingresso è polarizzato a circa 2.4mA per ramo mentre il VAS a circa 7mA per ramo; i finali invece operano con una corrente di riposo di circa 30mA (nulla vieta di cambiarla). Data l’elevata corrente di lavoro dello stadio di ingresso lo stesso è fortemente degenerato dalle 4 resistenze chiamate {Rdeg} il cui valore è 220Ohm, al fine di mantenere la stabilità di funzionamento; il resto della compensazione è fornito dal doppio condensatore da 68pF presente nel VAS.

Vediamo ora il funzionamento dello stadio finale: la parte che lavora alla tensione più bassa è un normale emitter follower, con gli MJE15034/MJE15035 come driver e i recenti NJW1302/NJW3281, praticamente una versione riveduta degli MJL1302/MJL3281 nel contenitore TO218 invece che nel TO264, ma praticamente è possibile usare qualsiasi modello disponibile in tale contenitore. Nel PCB che sto preparando ho previsto finali in contenitore TO218 (come gli NJW e simili) oppure TO247 che ha praticamente la stessa dimensione; tra i transistor in TO247 ci sono gli MJW1302/MJW3281.

La parte che lavora alla tensione superiore è fatta allo stesso modo, ma configurata per ricevere il necessario swing di tensione al fine di attivarsi; a differenza del precedente articolo, dove in sostanza la polarizzazione dello stadio a tensione più elevata avviene tramite degli Zener nella catena di bias del finale (tra i due transitor del VAS), nello schema descritto qui ho adottato la cosiddetta tecnica di “bootstrapping”.

In sostanza l’uscita dell’ampli è collegata alla tensione più alta tramite uno zener polarizzato da una resistenza; il segnale presente tra la resistenza e lo zener vine inviato, tramite un diodo, al driver dello stadio ad tensione più elevata, facendolo entrare in conduzione qualche V prima che l’uscita raggiunga la tensione di alimentazione più bassa. A questo punto il diodo in serie alla tensione più bassa viene “spento” e sul carico fluisce solo la tensione più alta. Questo stadio è racchiuso nel riquadro “POS STEP” (“NEG STEP” per il ramo negativo), unitamente ad un filtro composto dalla resistenza da 8.2K e dai due condensatori da 150pF, che rendono ancora più morbido lo switch tra le due tensioni alle frequenze più alte; in realtà questo filtro è citato anche nel Patent N. 5387876.

Il meccanismo di bootstrapping rispetto a quello visto nell’altro articolo permette di avere a disposizione una maggiore tensione in uscita (e quindi maggiore potenza) in quanto non si perdono i Volts di caduta sugli zener nel VAS + circuito di polarizzazione dei finali.

Questa è la sinusoide simulata a 20Khz su un carico di 4Ohm in prossimità della massima potenza d’uscita

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Come si può vedere la sinusoide non presenta “glithces”; sulla seconda semionda è presente un leggero rigonfiamento che causa una sorta di anticipo nel cambio di tensione, rendendolo ancora più morbido. Sulla prima semionda tale rigonfiamento non è presente, ma sono sicuro che si tratta di un limite del software di simulazione. Scendendo con la frequenza il rigonfiamento si riduce progressivamente fino a sparire del tutto a quelle frequenze (<10Khz) dove lo switch del diodo presente sulla tensione più bassa non è più percepibile sulla forma d’onda anche senza l’uso del filtro citato sopra

Nel riquadro si nota come la tensione di alimentazione sia poco più di 2V al di sopra di quella di uscita. Volendo migliorare ulteriorimente il comportamento durante il cambio di tensione i potrebbe adottare uno zener di valore nominare più alto, perdendo un po’ in termini di efficienza; nel mio schema ho usato un 1N5919B da 5,6V 3W, per il quale aumentando la polarizzazione si può ottenere un’ulteriore innalzamento della tensione al di sopra di quella di uscita.

Nei due grafici seguenti vediamo il confronto in termini di efficienza e potenza dissipata del finale in oggetto confrontato con un finale in classe B, ottenuto praticamente dal primo togliendo l’alimentazione più bassa, connettendo gli otto transistor finali (4 per ramo) in modo classico, e regolando il bias totale per farlo coincidere con quello del finale in classe G, dove in assenza di segnale lavorano praticamente solo 4 transistor invece che 8. I grafici sono stati simulati con segnale sinusoidale ad 1KHz su carico di 8Ohm.

Potenza dissipata

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Efficienza

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Una notevole differenza, soprattutto nella zona che corrisponde all’utilizzo medio.

Vediamo ora le differenze con un programma musicale: qui ci viene in aiuto LTSpice che permette di specificare in input un file .WAV. Per questo test ho usato 16s di ritornello di Poker Face di Lady Gaga

Classe G

pout: AVG((v(out))*i(rout))=21.3676 FROM 0 TO 16
pdiss: AVG(((v(vpos)-v(vtrout))*ic(q24)*4)+((v(vl+)-v(vtrin))*ic(q19)*4))=18.5003 FROM 0 TO 16

Classe B

pout: AVG((v(out))*i(rout))=21.3662 FROM 0 TO 16
pdiss: AVG((v(vpos)-v(vtrin))*ic(q24)*8)=36.2656 FROM 0 TO 16

Abbiamo quindi una dissipazione ridotta a metà a parità di potenza erogata; se prendiamo poi un brano con una dinamica maggiore il divario è ancora più evidente.

Un modulo stereo che utilizza questo circuito può essere tranquillamente inserito in un contenitore di questo tipo http://www.modushop.biz/ecommerce/cat066.php?n=1 utilizzando un dissipatore lungo 300mm, alto 40mm (la massima altezza interna disponibile) e con le alette profonde 30mm.

Il problema principale rimane il trasformatore, che dovendo avere comunque una potenza adeguata per gestire al meglio i moduli più bassi, risulta di difficile costruzione; io mi ero fatto costruire da Canterbury Windings due trasformatori da 160VA l’uno con anello amagnetico esterno e schermo elettrostatico tra primario e secondari, per un’altezza totale di 38mm. il trasformatore è stato poi inserito tra i prodotti disponibili con questa sigla

Type: TM155A

Continuous power rating: 160VA
Primary: 230V @ 50Hz
Electrostatic screen
Secondaries: 4 x 16.5V @ 2.42A rms
GOSS band
Dimensions: approx 136x38mm
Mounting: M8 x 30mm bush in a potted centre
Extended lead time on this item

 

Terry all’epoca mi aveva detto che rinunciando allo schermo elettrostatico si possono ottenere un po’ di VA in più.

Nel frattempo sto completanto anche il PCB per un modulo stereo completo di alimentatore

Ita 

With some real measures…

I recently bought the EPX4000 to drive my two bass unit built on the CIARE HW380 woofer (yes, it is a “home” component), which specifications are 300W RMS and 500W max; some month before I bought an EPQ2000 to drive an old CIARE PW322, a 12” unit.

These amplifiers belong to a recent line of “traditional” amplifies, with the only difference the the EPQ does not provide 2Ohm stereo and 4Ohm bridge working condition, and they represent the highest model of their series; basically they are the last two lines of “analog” amplifier while the latest is the iNuke one, based on digital amplifiers (which I don’t like).

Before going to the datails of the two amplifiers, particularly to the EPX4000, I would like to comment a little the way Behringer uses to declare the power ratings since some time, which is the result of my experience on less recent models (EP2000) and on discussions with their technical support; first of all I was told that they mean “ideal” test conditions, from which I though they refer to stabilized 230V (in Europe). Second, some models show declarations like “XOhm per channel, stereo” and in this case, confirmed by the tech support, it means max power in stereo configuration with 1 channel driven; to be honest I found myself a little bit disappointed for the EPQ2000.

That being said here are the specifications of the two amplifiers:

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As we can see the EPX4000 is declared for 530W @8Ohm with both channels driven; within a little we will see that this is too optimistic. Going back in time we can see that for the old EP1500 the specifications were in line with the real measures, as explainer in this test. Same thing for the EP2500 tested on the same pages. With later model instead, like the EP2000 I had, Behringer began to drift with the RMS power ratings, and today we can consider a 20% less for model like the EPQ (“XOhm per channel, stereo”) and around 15% les for models like the EPX (“Stereo, both channels driven”). So, when I bought the EPX4000, mindful of the previous experience with the EPQ, I was thinking to an amplifier of about 450W @Ohm compared to the 530W @8Ohm of the specifications.

That said, I can confirm that both models are well made, even if they use electronic components of poor quality for the capacitors (DECON or XUNDA) and fair for the ICs (JRC4580, also used in the Crest CPX); on the other hand the QSCs, which the Behringer seem copy of, use ELNA capacitors and the famous and reliable NE5532. with a minimum expense and a little work with a soldering iron the supply capacitors and the ICs could be replaced, with a consistent quality gain; but this is another story … or another blog 🙂

Here are some images of the internals of the EPX4000

This confirms that the EPX4000 is simply a “renamed” EPX3000, and also the specifications are the same; You can see also an EPX2000 mark (now EPX2800).

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This is the detail of the supply voltages, 65V/100V, which are values with no load; they are almost the same values as the QSC CX-702 and DCA-2422, which are declared for 425W @8Ohm and 700W @4Ohm (keep in mind this values). The EPQ2000 values are 55V/85V ( @idle we have 55V/95V, probably under load the higher one lose about 10V), but I didn’t find an equivalent schema on the QSC site; considering the dimensions and the specifications it could compare to the GX series.

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These are the capacitors on the high voltage supply, 4x2200uF in series two by two, like on many QSC, while the EPQ2000 has only 2x1500uF.

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This is the detail of the supply capacitors of the 65V/100V lines: a total of 16x470uF capacitors while the QSC CX and DCA have 20, but considering the working frequency of the supply the “drive” capacity should be minimum. I imagine what could happen replacing them with some very low impedance PANASONIC … 🙂

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Last, the detail of the cooling tunnel, a little smaller on the exit probably to compensate the lower air velocity at that position

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After this inspection, I did the same day I bought it, I connected the EPX4000 to my scope and each exit to an 8Ohm load built with 4 2Ohm/50W aluminum  resistors, fixed to a heatsink with mounting grease; they count for 200W (each channel), but based on their specifications for a “duty cycle” of 5s (on/of) each package can handle till 1000W. During my tests with sin waves I use a 5s On and 10s Off cycle, so the real limits are a bit higher.

Here are some data I measured; with a 100Hz sin wave (it’s to easy to test @1Khz !) the EPX4000 shows the first clipping signs @59.5V with an 8Ohm load, which is 442W, and this come back to the 425W@8Ohm of the QSCs cited before; this is also the maximum voltage the limiter allow to deliver with the 8Ohm load. A little after I found that during the tests my wife was using a hairdryer … to further confirm the “real condition” operation 🙂

With a 4Ohm load clipping happens @54V, which translates into 730W; this is a further confirmation of the likeness with the specifications of the CX-702 and DCA-2422.

Considering the measured data and the above considerations the EPX4000 seems to ma a good “value for money”: I paid it 325€ here in Milan.

I write also the  8Ohm power which I measured sometime before on the EPQ2000: at the first sign of clipping it delivers 55.5V RMS which translates into 385W vs the 500W declared, but remember how the specifications are;by the way You can now take the EPQ2000 home with around 250€ and because I expect around 550W @4Ohm practically with around 500€, if you don’t have size problems, you can build a stereo amplifier of more than 1000W @8Ohm (using them in bridge mode), but remember to use it only with 8Ohm loads. The same is true for the EPX4000… around 700€ to have the equivalent of a stereo amplifier of more than 1400W @8Ohm (bridge mode), with the option of use it @4Ohm.

I’ll try to update this blog in the future with the 2Ohm test for the EPX4000 and the 4Ohm one for the EPQ2000, in order to complete also the figure of the bridged power.

Let’s see now a small negative note shared by the two amplifiers, which I found while they were under the scope; they are almost without polarization or with too few, and for sure also other model of the same series, the “old” EP and several amplifiers of other brands (except the Crest CPX, the Peavey PV and for sure other models of the same group). This comes to a consistent  crossover distortion as well as high levels of THD at high frequencies.

This is a 15Khz 2,83V RMS @8Ohm taken on the EPQ2000, and the one on the EPX4000 is almost identical; we can see a consistent crossover  distortion.

To confirm this, if we look at the following image, taken from the test of the old EP1500

we can see that at higher frequencies due to the poor polarization the distortion is very high, around 2%; the same happens for the EP2500, which delivers only 260W @8Ohm with 0.1% TDD compared to the 450W at 1Khz and 100Hz.

If we look at the Peavey PV2600 tested on another site (identical to the CREST CPX2600) we note how low is the THD at high frequencies, due to proper polarization.

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Given this, once opened the EPQ2000 I found the bias trimmer of the output stage, and with a tester connected to one of the output stage resistors I set the trimmer in order to have a minimal polarization (few mA); the result is the following image where the crossover distortion has gone away.

I  currently made this change only on the EPQ2000, while the EPX4000 is still unchanged. Everyone with a minimal practice can try this operation and set a minimal bias current to better in a consistent way the THD figure at high frequencies of these amplifiers, few mV, between 3 and 5, are enough; remember that these are not the only PRO amplifiers suffering of this small “defect”.

And … sorry for my English.

Update on 29-Dec-2012

As stated before today I tested the EPQ2000 in bridge mode @8Ohm, using the same method as above, so 5s On and 10s Off; the RMS voltage reached by each side (so 4Ohm stereo equivalent) at the clipping has been 45,5V, a total of 91V RMS, which translates into a little more than 1030W RMS @8Ohm (around 515W/4Ohm stereo).

The strange thing i noticed during the test was the fact that the RMS voltage dropped to 87/86V (940W/920W) after a couple of seconds.

Update on  01-Jan-2013

After having done a re-cabling of the power string on the rack, as I wrote on the Crest CC4000 article, which allowed to me to gain some W, I tested again the EPQ2000 in bridge mode @ 8Ohm, and I got interesting results

WP_000156_thumb[8]

As You can see clipping happens at 98.6V RMS, which translates into 1215W; with the limiter on the RMS voltage does not go over 96.5V RMS (around 1165W) practically around 10% more power than before and the most important thing was the the RMS voltage didn’t  drop as before after 2s.

The main voltage dropped from 238V to 232V

e affidiamoci ai dati forniti dai costruttori

In questo articolo mostrerò come i sistemi tradizionali di misura dei parametri degli altoparlanti, basati su segnali MLS, praticamente non siano più attendibili, surclassati da tecnologie (in particolare una) di misura più moderne, che rendono praticamente obsoleti sistemi di misura come CLIO, MLLSA, il buon Speaker Workshop (che ho usato per diversi anni) e software simili, freeware o con costi di poche centinaia di €, ancora alla portata dell’autocostruttore più incallito.

Recentemente ho acquistato un CIARE PW330, probabilmente uno dei migliori medio-basso disponibile sul mercato, e successivamente un RCF L15P200AK-II, componente storico della casa di Reggio Emilia, che da circa un anno è uscito in versione II, con caratteristiche ancora più “cattive” del modello precedente, ossia maggiore velocità e smorzamento, ma con le stesse capacità di discesa un frequenza.

Ho quindi fatto un bel rodaggio energico ai due componenti, per circa 24 ore, sfruttando diversi segnali sinusoidali, anche più frequenze contemporaneamente, per fare in modo di assestare i parametri; per la cronaca con l’ L15P200AKII a 30Hz ho visto accendersi la spia del clipping del mio EPQ2000 senza che il woofer raggiungesse la massima escursione di 9,8mm, misurata con un riferimento sul bordo del cestello: stiamo parlando di circa 380W su 8 Ohm 🙂 come spiego in questo blog. Anche il PW330 si è difeso molto bene a 30Hz, accettando diverse decine di watt, e comunque prima di misurarlo ha subito diverse serate di musica “live” alimentato da un EPX4000 quasi sempre al limite del clipping.

Dopo avere dato modo ai due componenti di ritornare alla temperatura ambiente ho rilevato, come al solito, i parametri con Speaker Workshop, e qui sono rimasto sorpeso dai dai valori registrati, tanto che ho ripetuto la calibrazione del sistema di misura per un paio di volte.

Mi sono ritrovato con i parametri dei due altoparlanti totalmente diversi da  quelli di targa, che non rientrano nemmeno nelle tolleranze previste, di solito 5%/10%.

Questi i dati rilevati sul PW330

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contro quelli dichiarati

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Per quanto rigarda l’ L15P200AK-II abbiamo

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Contro le specifiche

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La prime due cose che ho pensato sono state:

  • mi hanno venduto 4 alltoparlanti smi… ma comunque provengono da due venditori diversi, di cui quello dell’ RCF è un noto service, e quello del CIARE un venditore Ebay di affidabilità top
  • Speaker Workshop si è corrotto in modo irrecuperabile

A questo punto per fugare eventuali dubbi mi sono messo a misurare altri componenti in mio possesso, che sono stati rimpiazzati dal PW330 e dall’ L15P200AK-II: un vecchio PW322 ed un HW380, e … sorpresa i dati sono molto simili al dichiarato.

PW322 rilevato

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Dati dichiarati

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HW380 rilevato

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Dati dichiarati

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Come si può vedere i dati rilevati di questi due componenti sono praticamente coincidenti con quelli dichiarati e ampiamente entro le normali tolleranze di produzione; per completezza ho misurato anche un vecchio HW320 (quando si chiamava ancora M320-38 …) ed anche in questo caso i dati sono molto simili alle specifiche.

Cos’è successo quindi da qualche anno a questa parte, tale per cui con i sistemi di misura come Speaker Workshop e tutti quelli basati su segnale/impulso MLS i dati rilevati risultano totalmente sballati rispetto a quelli dichiarati?

E’ successo che i sistemi basati sulle rilevazioni MLS danno come presupposto che l’altoparlante sia lineare quando in realtà non è cosi, gli altoparlanti non sono lineari, chi più chi meno; inoltre il segnale inviato ha una tensione ed una corrente molto bassa, che non sono in grado di fornire al componente le stesse sollecitazioni di quando vine pilotato in condizioni normali, anche con pochi Watt.

Da qualche anno praticamente quasi tutti i costruttori  sfruttano un nuovo sistema di misura, Klippel, molto più sofisticato di quelli usati fino ad ora; Klippel parte dal presupposto che l’altoparlante non sia lineare ed il modello matematico che usa per determinare i parametri è pertanto non lineare; inoltre i parametri vengono rilevati in regime dinamico, con tensioni e correnti più ampie di quelle comunemente usate dai sistemi basati su segnali MLS.

Ho cercato quindi una conferma indiretta dei parametri del PW330 misurando con Speaker Workshop la risposta in campo vicino, costruita con la somma della risposta dell’altoparlante rilevata a ridosso del parapolvere e quella del condotto reflex opportunamente “scalata” con la superificie del condotto, confrontandola poi con la simulazione di BassBox Pro; si tenga presente che la risposta in campo vicino è valida fino alle frequenza oltre la quale l’altoparlante smette di funzionare a “pistone” (formula: F=10950/D dove D è il diametro effettivo dell’altoparlante in cm); nel caso del PW330 tale frequenza è pari a circa 410Hz.

Risposta rilevata con Speaker Workshop

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dalla quale risultano i –3dB a 75Hz

Simulazione di BassBox Pro

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dalla quale risutano i – 3dB a 74Hz; direi una buona corrispondenza, che non sarebbe stata tale se avessi inserito i parametri T/S rilevati con lo stesso Speaker Workshop

Per contro considerando l’ HW380 (usando anche i dati di targa) che lavorava in 120l accordato a 43Hz con Speaker Workshop ho rilevato questa risposta in frequenza (valida fino a 330Hz circa)

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Con un evidente rigonfiamento di alcuni dB intorno ai 50Hz, mentre BassBox Pro (sempre con i dati di targa) fornisce una risposta molto più lineare.

A questo punto penso sia opportuno attenersi ai dati dichiarati dal construttore, almeno per quelli che usano Klippel e che sono elencati qui, poi fare un bel rodaggio sostenuto compatibilmente con le dimensioni dell’altoparlante, e se possibile eseguire comunque una misura dei parametri con Speaker Workshop (o altri strumenti simili), almeno per assicurarsi che i componenti siano identici o comunque molto simili, che in sostanza è un po’ una verifica di eventuali irregolarità costruttive, che magari ad orecchio non sono percepibili. Nel caso in cui non ci siano i parametri forniti dal costruttore basandosi sui dati rilevati con i segnali “a basso livello” si potrebbero riscontrare delle grosse discrepanze una volta che si approda alle misure.